Combattere il surriscaldamento conviene

Martedì, 23 Aprile 2019

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Ricordate i devastanti incendi che hanno colpito la California dal 2015 al 2018? Beh... alla fine si è scoperto che è stata colpa di una società energetica. È stata condannata a pagare 30 miliardi di danni e ha rischiato il fallimento. C'è un perché? Sì, c'è. Il motivo degli incendi consiste nel fatto di non essersi interessati ai rischi legati al clima, né ad una transizione economica basata su un’educazione ecologica. Cioè? Il terreno era troppo secco e le temperature troppo alte e, come è successo con il legno di quercia di Notre Dame, è bastata una scintilla per mandare in cenere mezza California.

Eppure è tutto scritto: basta leggere. Ad esempio l'ultimo studio dell’Ippr This is a Crisis: Facing up to the Age of Environmental Breakdown che dimostrache gli effetti del cambiamento climatico stanno viaggiando ad una velocità mai vista prima. L’alterazione del sistema naturale si presenta ai nostri occhi con statistiche disarmanti:lo strato superficiale terrestre si sta deteriorando da 10 a 40 volte più rapidamente di quanto non si rinnovi con i processi naturali, i 20 anni più caldi della storia sono stati negli ultimi 22 anni e le popolazioni di vertebrati sono diminuite in media del 60% dagli anni '70.

Portati all’esasperazione, questi processi potrebbero innescare shock economici, sociali e politici in un collasso sistemico paragonabile, secondo lo studio, alla crisi finanziaria del 2008.

L’allerta è stata sottolineata anche dal World Economic Forum, che ha ribadito che i principali rischi globali a cui l’umanità è sottoposta sono tre, e tutti legati all’ambiente: eventi meteorologici estremi, inefficace gestione del cambiamento climatico e disastri naturali.

Alla Conferenza sul Clima di Parigi del 2015 lo sospettavano già; per questo, 195 paesi hanno siglato un accordo per tentare di limitare gli effetti del surriscaldamento.

Il sistema politico, oltre a quello economico-aziendale, deve essere riprogettato sulla base di priorità legate alla conservazione di condizioni abitabili sul pianeta. Ma niente panico: gli obiettivi dell’Unione Europea, insieme alla massiccia mobilitazione dei flussi finanziari a vantaggio dell'economia verde, stanno già facendo fare all'umanità passi importanti. Le iniziative in questo senso si stanno moltiplicando e aumentano i finanziamenti per le infrastrutture green nei paesi emergenti. Sì, perché chi ha lanciato questi investimenti ha dimostrato che si possono creare posti di lavoro e contemporaneamente ridurre i rischi sanitari ed economici associati al cambiamento climatico. Sono fatti.

Anche l’Ocse nel 2017 ha confermato che “unire le agende del clima e della crescita potrebbe aggiungere un 1% di crescita media nei Paesi del G20 entro il 2021 e un +2,8% entro il 2050”. Se non lo faremo, invece, il Pil potrebbe crollare del 2%. Insomma, combattere il surriscaldamento conviene: i vantaggi nel lungo termine, in qualsiasi caso, superano i costi iniziali. Sempre secondo l’Ocse, serviranno 103mila miliardi di euro di investimenti cumulativi fino al 2030 per contrastare efficacemente il cambiamento climatico, ma si tratta solo del 10% in più rispetto agli investimenti che i paesi farebbero se non ci fosse l’Accordo di Parigi. 6.900 miliardi di euro annui per tagliare le emissioni di Co2. Ma, attenzione, risparmiandone 1.700 per il petrolio.

È ancora il World Economic Forum a ricordarci perché dovremmo investire nello sviluppo sostenibile. Perché riduce i rischi aziendali, perché migliora la reputazione, perché è trasparente e perché crea legami con gli stakeholders.

Non è finita qui. Secondo diversi studi le energie rinnovabili sono interessanti perché competitive. Il costo di produzione di energia solare è calato dell'86% e del 67% quello dell’energia eolica nel giro di 8 anni. Quella solare, in particolare, è passata da una media di 358,5 $/MWh nel 2009 a 49,5 $/MWh nel 2017, mentre quella eolica da 135 $/MWh a 45 $/MWh nello stesso periodo.

Un fenomeno globale che appare inevitabile secondo Bloomberg New Energy Finance, che stima che la quota di energie rinnovabili passerà dal 38% al 66% tra il 2015 e il 2040. Ma, certo, fino ad oggi non tutti ci hanno creduto. Pagandone care le conseguenze.